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LE ORIGINI DELLA FARMACIA

 

Già l’uomo preistorico procedendo per innumerevoli tentativi ed errori, alcune volte fatali, aveva capito ed individuato l’attività benefica di alcune piante e minerali.

Nella Bibbia troviamo notizia della preparazione di balsami e al re ebraico Salomone è attribuito un libro sull’arte di preparare i medicamenti.

In un’antichissima tavoletta scritta in caratteri cuneiformi rinvenuta in Mesopotamia e risalente a 4700 anni fa’, troviamo ricette per la preparazione di pomate, decotti e lozioni del medico-farmacista Lulu.

Nella cultura assiro-babilonese troviamo norme che regolamentavano l’attività del medico-farmacista. Il Codice di Hammurabi infatti prevedeva pene per gli errori diagnosi o per una cura sbagliata e riconoscimenti economici per buoni interventi in favore di nobili.

Gli Egizi avevano grandi conoscenze di botanica e di tecniche di erboristeria che mettevano a frutto per la preparazione di polveri ed estratti vegetali come infusi e decotti. Utilizzavano appositi pesi e misure per dosare i farmaci.

Nell’antica Grecia la professione di medico non era ancora separata da quella del farmacista; come vedremo più avanti dovremmo aspettare il Medioevo per istituzionalizzare la separazione delle due figure professionali. Tuttavia esisteva una sorta di specializzazione: i Rhizotomoi raccoglievano e conservavano le radici e le erbe medicinali, mentre i medici preparavano i farmaci e li somministravano ai malati sotto forma di pozioni, pillole, inalazioni, pomate, supposte e clisteri.

A Roma nacquero le Tabernae medicinae, quelle che potremmo pensare come le prime farmacie. All’interno di questi luoghi nasce la figura del Pharmacotriba il quale non esercitava più la medicina ma realizzava e vendeva rimedi prescritti da medici.

Nel II secolo operò a Roma il medico di origini greche Galeno, il quale pose le basi teoriche di un sistema che influenzò la medicina per molti secoli a venire. Abbandonò gli elementi mitici e ricorse ai principi sperimentali precorrendo il metodo della scienza moderna. Intraprese lunghi viaggi per conoscere le droghe nel luogo d’origine. Con lui coloro che vendevano i vari rimedi furono chiamati Myropolai, Pharmakopolai, Aromatarii. Ed in particolare coloro che andavano offrendole di casa in casa erano chiamati Circulatores, e coloro invece che stavano nelle botteghe situate ai piedi del colle Capitolino erano chiamati Sellularii.

Il mondo della farmacia deve molto anche alla cultura araba, che produsse trattati in materia già prima del VII secolo. La prima farmacia pubblica fu aperta a Baghdād al tempo del califfo al-Mansūr e la prima ospedaliera al Cairo, nell’anno 873.

Nel Medioevo cristiano l’arte farmaceutica si è sviluppata soprattutto all’interno delle abbazie, dotate di orti botanici dove i monaci potevano coltivare ogni sorta di pianta medicinale e sperimentarne poi l’azione terapeutica.

Intanto in ambito laico italiano, prendeva corpo uno straordinario centro di cultura che dette vita alla Scuola Medica Salernitana. Tale scuola manteneva un indirizzo ippocratico con poche influenze magico-astrologiche, mentre più di un secolo dopo nella Renania sorgeva una organizzazione ispirata da Ildegarda di Bingen.

La Scuola Salernitana sorse in un punto geografico strategico e per questo ricevette l’influenza di più culture, favorendo lo scambio e la circolazione di idee tra oriente e occidente. La diffusione della cultura araba in occidente portò con sé la trasmissione del sapere greco determinando un grande ampliamento della conoscenza delle erbe, delle droghe e dei modi opportuni per combinarle, ma anche degli strumenti di laboratorio e delle tecniche di conservazione dei vari medicamenti. Questa esperienza godette dell’ambiente ideale per la nascita e il progresso della farmacia in forma autonoma.

Nel XIII secolo nella città di Melfi, situata oggi nella Provincia di Potenza ed allora facente parte del Regno delle due Sicilie, fu indetta da Federico II di Svevia la giornata giudiziaria, in occasione della quale fece compilare e pubblicare una raccolta di leggi che prese il nome di Costituzioni di Melfi o anche detta Constitutiones Regni Siciliae, la quale normava molti settori della vita pubblica del Regno, compresa la medicina. Molti servizi sanitari verranno rivoluzionati segnando l’inizio della medicina moderna.

L’imperatore decise di regolamentare per la prima volta nella storia il settore delle spezierie e previde norme che stabilivano di limitare il numero delle farmacie introducendo una forma primitiva di quella che oggi chiamiamo “Pianta organica” e mettere lo speziale sotto la sorveglianza del protomedico; non solo, nelle Costituziones comparve il divieto dell’esercizio a chi non sia autorizzato da un apposito collegio, e venne proibito ogni rapporto d’interessi fra medico e speziale oltre che vennero emanate le disposizioni per la conservazione dei farmaci.

Al Paragrafo 46 infatti si legge che “Il medico non potrà esercitare la farmacia né far società con un preparatore”. Questi “confectionari” dovranno prestare giuramento ed eseguire gli ordini dei medici senza frode, e le loro “staciones” dovranno occupare il territorio secondo un disegno precostituito.

Questa è l’origine delle norme che ancora oggi ispirano il nostro codice deontologico e il “Collegio” che nasce nelle Constitutiones Regni Siciliae si consoliderà nell'istituzione delle Arti medioevale e oggi degli Ordini Professionali. Infatti pochi anni dopo, in altre zone d’Italia, come in Toscana, Veneto, Roma e Genova, verranno fissati i principi fondamentali che regolamentano la professione.

A Venezia nel 1258 viene promulgato il Capitolare dei Medici e degli Speziali in cui sono stabilite norme precise come la preparazione di medicine secondo l’arte e le norme dell’Antidotario, il divieto di prescrivere medicine e la sorveglianza dei Consoli della Giustizia.

 

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