LE ARTI AD AREZZO

LE ARTI AD AREZZO
Gli esordi delle Arti
La prima testimonianza di una possibile attività delle Arti a Arezzo è del 1196 anno a cui risale un documento in cui vengono nominati i Consoli delle Società. Queste figure hanno probabilmente il compito di riunire in armi gli appartenenti alle Società. Il primo attestato documentale della presenza di un’Arte ad Arezzo risale al 1201 dove in una fonte viene menzionato in modo specifico il Console dell’Universitas Mercatorum. L’insigne storico Jean Pierre Delumeau ritiene che a quell’epoca quella dei Mercanti fosse l’unica Arte costituita. Si può ipotizzare che nel 1236 l’organizzazione delle Arti fosse ancora ridotta dal momento che nelle fonti si menziona il Rettore delle Arti come unica figura.
Il periodo della nascita del Popolo di Arezzo
Possiamo ancora ipotizzare che l’affermazione di organismi più articolati e definiti deve essere strettamente legata a quella dell’istituzione del soggetto politico del Popolo, che si attesta intorno alla metà del Duecento. Sappiamo infatti che il partito popolare, espressione delle nuove istanze politiche e sociali della borghesia cittadina, si forma proprio intorno all’ambiente delle Arti tanto da diventare il rappresentante politico di queste all’interno delle istituzioni comunali.
Le Arti all’apice della prima esperienza popolare
Sappiamo dagli Annali Maggiori che le Arti nel 1274 furono sciolte ed erano dodici, così come sappiamo che nel 1287 quando fu represso il governo popolare erano diventate quindici, ma purtroppo non sappiamo esattamente quali fossero. Un documento del 1286 risulta essere particolarmente ricco di informazioni a riguardo. È un verbale di un’adunanza del direttivo politico delle Corporazioni dove si discute della nomina di un sarto a procuratore di un prestito che le Arti utilizzeranno a favore del Comune. Dal documento emerge che all’adunanza sono presenti un Priore e due Sotto priori delle Arti e i 15 Rettori delle Arti che formano il loro Consiglio. Quali siano le 15 arti, come accennato, non emerge dal verbale, ma dalla professione dei Rettori se ne possono ipotizzare alcune: sono infatti presenti un coregiarius, un bambacarius, un ciabaterius, un magister Caparoccius, un sartor, un vasarius ed un notarius. Per quanto riguarda l’organizzazione delle cariche possiamo dedurre dall’esempio delle vicine Firenze e Lucca che i Rettori siano coloro che governano l’Arte internamente e che i Priori siano coloro che le rappresentano politicamente all’esterno.
Il periodo della Signoria di Guglielmino degli Ubertini e di quella di Guido Tarlati
Dopo la dura repressione del governo popolare, con l’avvento del governo di Guglielmino degli Ubertini, le Arti non hanno alcuna rappresentanza politica.
Con la successiva Signoria di Guido Tarlati, pur non avendo documenti chiari in merito, è possibile che ci sia una certa ripresa dell’attività delle Arti anche se senza una particolare formalizzazione della loro attività.
Una situazione diversa si presenta all’analisi dei documenti del XIV secolo. Sono presenti Statuti di alcune Arti e la presenza di altre è documentata in fonti diverse. Licciardello nel suo breve saggio “culto dei Santi e vita cittadina ad Arezzo in età Comunale” fa un elenco di 10 Arti raccogliendo le notizie disponibili:
Arte del Cambio (1278-1616) Archivio di Stato Firenze
Arte dei Mercanti (1207-1583) Archivio di Stato Firenze statuti delle società autonome e soggette, 39
Arte della Lana (1313-1643) Archivio di Stato Firenze
Arte dei Giudici e dei Notai (1339) Archivio di Stato di Arezzo
Arte degli Orefici (1353) Archivio Stato Firenze (Archivio dei contratti di Firenze)
Arte degli Speziali (1386) Biblioteca città di Arezzo 73
Arte dei Mugnai (1387) Archivio di Stato Arezzo
Arte dei Maestri di Pietra e di Legname (1387) Archivio di Stato di Arezzo
Arte degli Ortolani (1393) Archivio di Stato di Arezzo
Arte dei Cervellieri e Calderai (1387) citate da Tafi
Alla quale si aggiunge l’Arte dei Bicchierai attestata intorno al 1220 come annota Andrea Barlucchi “La Mercanzia ad Arezzo nel primo Trecento. Statuti e riforme (1341-1347)”.
Nello Statuto del 1327 inoltre, la rubrica 52 del Libro II riguarda l’arte dei Calderai, e la Corporazione dei Beccai (cioè dei macellai).
Bibliografia
Gian Paolo Scharf, “Potere e società ad Arezzo nel XIII secolo (1214-1312)”.
Franco Franceschi, “Ritualità e devozione nel mondo delle Arti (Secoli XIV-XV), prime considerazioni”, Annali Aretini XIII, 2005.
Andrea Barlucchi, “Statuti delle Arti e normativa sul mondo del lavoro nella Toscana dei Comuni: sguardo panoramico e prospettive di ricerca”, Archivio Storico Italiano, Vol. 171, n.3 2013 pp. 509-542.
Andrea Barlucchi, “La Mercanzia ad Arezzo nel primo Trecento. Statuti e riforme (1341-1347)”.
Pierluigi Licciardello, “Culto dei santi e vita cittadina ad Arezzo in età comunale”.